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Una nuova leadership per le biblioteche di ricerca nella gestione e condivisione dei dati della ricerca

dicembre 16th, 2010 benedetta Posted in Dicembre 2010 - Fasc. II No Comments »

arlNei primi mesi del 2010 la National Science Foundation (NSF), agenzia federale che finanzia intorno al 20% delle ricerche condotte nei College e nelle Università americane, ha annunciato l’introduzione di uno specifico “requirement”  nell’ambito delle politiche adottate a sostegno della disseminazione e condivisione dei risultati delle ricerche finanziate con i suoi fondi ( NSF Data Sharing Policy), in base al quale le proposte di finanziamento presentate alla NSF dovranno contenere obbligatoriamente dei data management plans (DMPs) con la motivazione che i ricercatori di discipline diverse debbano lavorare insieme per affrontare problemi di particolare complessità e che la condivisione dei dati della ricerca rappresenti la modalità con la quale i ricercatori possono comunicare e collaborare più efficacemente.

Tra i documenti con i quali l’Association of Research Libraries (ARL) si è impegnata a fornire un supporto pratico ai ricercatori nell’adempimento della richiesta introdotta dalla NSF, merita particolare attenzione la “Guide for Research Libraries: The NSF Data Sharing Policy : A New Leadership Role for Libraries“, guida che racchiude interessanti spunti di riflessione sulle “promettenti opportunità” offerte dalla modifica di policy nella realizzazione di una nuova leadership delle biblioteche di ricerca nel contesto della gestione e conservazione a lungo termine dei dati della ricerca.

Entrando più nel dettaglio, la Guida pone in evidenza come tra i liaison librarians ci siano già molti specialisti che nei diversi ambiti disciplinari, sia scientifici che umanistici, lavorano a stretto contatto con i docenti, offrendo anche assistenza specializzata ai ricercatori, e che conoscono bene esigenze e sfide legate alla gestione e condivisione dei dati della ricerca. Un numero sempre crescente di biblioteche sta infatti  sviluppando e fornendo servizi dedicati al trattamento ed alla consultazione dei dati di ricerca, attività all’interno delle quali l’ambito della gestione costituisce un obiettivo strategico. L’obiettivo è anche quello di creare nuove competenze in grado di assicurare performance più efficaci per  i nuovi profili professionali che vanno delineandosi in un contesto che a vari livelli si appresta ad operare una trasformazione di paradigma per le biblioteche e i bibliotecari e che, assicura la Guida, costituirà la “Biblioteconomia di prossima generazione”.

E’ per questo motivo che alcune università americane  hanno già reso operativi infrastrutture e servizi dedicati alla ricerca ed al recupero dei dati della ricerca, alla conservazione digitale a lungo termine, al mantenimento di standard di qualità dei metadati, in modo da assicurarne il re-uso nel tempo ed a creare altri servizi a valore aggiunto. E’ il caso citato, tra gli altri,  della Cornell University’ Research Data Management Service Group.  Nello stesso tempo, rispondono all’esigenza di creare competenze ed expertise i percorsi di specializzazione universitaria in “Data Curation”  all’interno di Master organizzati in ambito LIS, come il citato Master della Graduate iSchool of Illinois.

Il requirement contenuto nella policy adottata dalla NSF, sottolinea la Guida, ha in definitiva fornito nuove e importanti opportunità per le biblioteche di ricerca e per i bibliotecari, dando impulso ad una vasta gamma di servizi dedicati alla gestione dei dati della ricerca, spingendo le biblioteche ad intervenire in questi settori e ad inserirsi più direttamente nel workflow dell’attività di ricerca, offrendo l’occasione per rintracciare nuove modalità di collaborazione  e cooperazione, come quella attuata dall’Inter-University-Consortium for Political and Social Research (ICPSR) nella realizzazione del repository dei dati di ricerca per l’area delle Scienze Politiche e Sociali.

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Le cifre dell’OA nel 2010

dicembre 15th, 2010 Posted in Dicembre 2010 - Fasc. II No Comments »

Anticipando sul tempo il puntuale resoconto che Peter Suber dà della crescita annuale dell’OA Heather Morrison ha pubblicato sabato 11 dicembre un interessante post sul suo blog ” The imaginary journal of poetic economicshttp://poeticeconomics.blogspot.com/ nel quale l’esponente di spicco del movimento OA in Canada riporta alcuni dati circa la crescita dell’OA nel 2010.

- La Directory of Open Access Journal (DOAJ) ha raggiunto quota 5864 titoli indicizzati con una crescita media di 4 titoli al giorno e un più 1374 titoli in totale aggiunti quest’anno al database.

- Più di 1000 sono i titoli che partecipano attivamente ad alimentare PubMed e quasi il 60% offre accesso immediato agli articoli pubblicati.

- Secondo quanto registrato nella ROARMAP negli ultimi tre mesi sono stati votati 24 mandati istituzionali;

- OpenDOAR indicizza 1815 repository in totale, mentre ROAR ha raggiunto i 2.049 repository indicizzati;

- OJS è il software più diffuso per la pubblicazione di riviste OA . Sono 7500 le riviste che utilizzano attualmente il software del Public Knowledge Project ( PKP).

La Morrison si dice ottimista sulla diffusione dell’OA, grazie anche al lavoro ed al coinvolgimento attivo dei sostenitori e dei bibliotecari.

“Thanks to many conversations with librarians (and publishers) at library and academic conferences this year, I know that there are a great many activists in scholarly, library, and publishing circle, working hard to make open access happen and how to transition the system as a whole, to make it easier to make OA happen. “

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La “da Vinci” Open Library Platform

dicembre 15th, 2010 maryjoan Posted in Dicembre 2010 - Fasc. II No Comments »

new_website_coming_soon_a1La  Queens Library NY (QL), con 62 sedi dislocate nella contea, lancerà dal 1 gennaio 2011 la “da Vinci” Open Library Platform — un sistema integrato per le biblioteche, tagliato su misura, per rispondere meglio alle necessità di oggi e di domani. Per creare la piattaforma la QL ha lavorato con VLTS utilizzando vari elementi open source: il cms Drupal, l’Apache Solr, MySQL come database e Fedora Commons, uno dei più diffusi sistemi per archiviazione digitale open-source.
Le biblioteche cercano di collaborare sempre di più con sviluppatori di sistemi che permettano loro di modificarli, adattarli e utilizzarli in maniera collaborativa e renderli più consoni alle loro esigenze e così anche ridurre la loro dipendenza nei riguardi dei venditori commerciali.
Oltre a consultare la comunità degli utenti, QL intende collaborare con altre biblioteche per sviluppare la piattaforma che sarà presentata alla comunità bibliotecari statunitense nei prossimi mesi.

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Privacy e libertà di informazione nelle biblioteche del 21° secolo

dicembre 15th, 2010 maryjoan Posted in Dicembre 2010 - Fasc. II No Comments »

ltr46n8_200x300 L’American Library Association (ALA) ha pubblicato un nuovo documento nella collana Library Technology Reports : Privacy and Freedom of Information in 21st Century Libraries. Questo numero affronta importanti temi che riguardano le questioni della libertà intellettuale nelle biblioteche e i sistemi di content filtering.
Angela Maycok, dell’Ufficio ALA per la libertà intellettuale, dichiara: “Man mano che il compito delle biblioteche va oltre la fornitura di contenuto cartaceo e accresce il loro ruolo di fornitrici di risorse e servizi digitali, i problemi pressanti della libertà intellettuale sono sempre più all’ordine del giorno.”
Questo numero raccoglie i maggiori autori di oggi su questi temi:

- Libraries, Technology, and the Culture of Privacy by Barbara M. Jones
- User-Generated Content by Eli Neiburger
- Internet Filtering by Sarah Houghton-Jan
- Social Networking and the Library by Jason Griffey
- RFID in Libraries by Deborah Caldwell-Stone

Per comprare il volume in formato cartaceo o elettronico : http://www.alastore.ala.org/detail.aspx?ID=3225, mentre si può leggere il primo capitolo qui.

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Letture – Discovery tools e Next Gen Catalog? Se ne parla su Library Hi Tech

dicembre 15th, 2010 Ilaria Posted in Dicembre 2010 - Fasc. II 1 Comment »

Sull’ultimo numero di Library Hi Tech (v.28, 4) un interessante articolo mette a confronto e analizza discovery tools open source e proprietari (sette OSS, 10 propietari), e quanta strada manca ancora affinché questi strumenti diventino a tutti gli effetti OPAC di nuova generazione.
L’analisi viene condotta seguendo una checklist di 12 punti che riassumen le caratteristiche desiderabili in un catalogo di nuova generazione:

  1. punto di accesso unico alle informazioni della biblioteca. Il catalogo deve essere l’unico accesso alle risorse messe a disposizione degli utenti. Una sola ricerca deve restituire tutti i risultati rilevanti.
  2. interfaccia web. I siti web delle biblioteche dovrebbero essere il più possibile simili ad altri siti web molto più utilizzati, come Google o Amazon.
  3. contenuti arricchiti. Il catalogo dovrebbe contenere le copertine dei libri e dare la possibilità agli utenti di inserire commenti, classifiche, etc.
  4. navigazione a faccette.
  5. ricerca con parole chiave su ogni pagina.
  6. rilevanza.
  7. forse intendevi..?
  8. suggerimenti.
  9. contributo degli utenti.
  10. RSS feed.
  11. integrazione con i social network.
  12. permanenza delle URL.

Lo studio mostra che la tendenza dei cataloghi è quella di diventare “di nuova generazione”, anche se la ricerca federata e la rilevanza dei risultati rimangono aree problematiche da implementare e migliorare. Un discovery tool non è completo senza questa possibilità. Biblioteche, venditori e comunità open source devono continuare a collaborare per far diventare realtà il vero next generation catalog.

Evaluating and comparing discovery tools: how close are we towards next generation catalog? Sharon Q. Yang, Kurt Wagner
DOI 10.1108/07378831011096312

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Le sfide dell’Open Access: report sul lancio di OpenAIRE (Gent, 2 dicembre 2010)

dicembre 15th, 2010 Ilaria Posted in Dicembre 2010 - Fasc. II No Comments »

Si è tenuto a Gent il 2 dicembre scorso il lancio ufficiale del progetto OpenAIRE* a un anno di distanza dal suo avvio. I partecipanti erano circa un centinaio, tra ricercatori, delegati della Commissione Europea, rappresentanti istituzionali dei vari paesi membri. Per l’Italia le cariche istituzionali presenti sono state Roberto Delle Donne, coordinatore del gruppo di lavoro sull’Open Access della CRUI, e Stefano Bianco, responsabile dei progetti Open Access dell’INFN. L’evento di lancio del progetto si è svolto nella biblioteca
dell’Università di Gent: il rettore dell’ateneo, Paul Van Cauwenberge, ha sottolineato l’impegno dell’ateneo fiammingo per l’Open Access, ricordando che da dicembre 2009, in concomitanza con l’avvio di OpenAIRE, è attivo un mandato di deposito immediato nell’archivio istituzionale per ricercatori e docenti.
La manifestazione ha previsto diversi interventi sia da parte della Commissione Europea, in particolare dal Directorate Research General, sia da parte della comunità accademico-scientifica.
Particolarmente interessante e incisivo e’ stato il discorso tenuto da Neelie Kroes, vice presidente della Commissione Europea, responsabile per la Digital Agenda, dal titolo “Le sfide dell’Open Access” .
Neelie Kroes ha ribadito l’importanza dell’accesso aperto per la comunicazione scientifica e l’impegno della Commissione affinchè gli articoli pubblicati e i dati della ricerca risultati da finanziamenti del Settimo Programma Quadro, dall’ERC siano ad accesso aperto e l’iniziativa OpenAire è una conferma di questo impegno.

La Kroes ha affermato alcuni punti importanti nel suo discorso

  • l’ accesso aperto è fondamentale per una scienza migliore
  • l’ accesso aperto è un’ opportunità per migliorare la comunicazione all’interno della comunità scientifica e in particolare tra le discipline; è inoltre un’opportunità per diffondere i risultati della ricerca in modo più efficiente.
  • l’ accesso aperto può incoraggiare e rafforzare l’impegno della società nella scienza. Sono notevoli i contributi che scienziati “amatoriali” forniscono in diversi domini scientifici. L’accesso aperto permette di raggiungere un più vasto pubblico che avrebbe molta difficoltà altrimenti ad accedere ai risultati della ricerca, anzi in molti casi sarebbe impossibilitato. Per esempio, i risultati della ricerca nell’ambito delle malattie rare diventano accessibili ai pazienti e alle loro famiglie. E tra l’altro, tutto questo dà maggiore impulso alla diffusione della conoscenza tra i professionisti, in questo caso tra i medici.
  • l’ accesso aperto all’informazione scientifica è importante perché permette ai cittadini di esercitare il diritto ad accedere alla conoscenza prodotta con i fondi pubblici
  • l’ accesso aperto come beneficio anche per gli enti finanziatori della ricerca. La valutazione pubblica dei risultati della ricerca migliorerà le modalità di erogazione dei finanziamenti, inoltre aumenterà la fiducia dei cittadini nella spesa nella ricerca;
  • l’accesso aperto è una realtà sul piano tecnico e su quello legale. La domanda non è più se abbiamo bisogno dell’accesso aperto. La domanda è “come farlo affermare e promuoverlo”. Il “come” è una sfida. Una sfida sul piano organizzativo e su quello commerciale in quanto la rivoluzione rappresentata da Internet ha messo in crisi i modelli consolidati della comunicazione scientifica. L’accesso aperto è anche una sfida sociale. Come in tutte le rivoluzioni i privilegi dei gatekeepers vengono messi a nudo e rimessi in discussione. Entrambi i produttori di conoscenza e i gatekeepers – gli editori e coloro che fanno scienza – sono obbligati a ripensare al loro ruolo.
  • l’ accesso aperto anche ai dati scientifici della ricerca apre un ulteriore ampio spettro di opportunità. Le informazioni nuove e la conoscenza applicata costituiscono in molti modi il cuore dell’innovazione.
  • l’ accesso aperto non è contro qualcuno. E’ per il movimento libero della conoscenza.
  • Con riferimento al progetto OpenAire la Kroes ha affermato che coloro che coprono cariche pubbliche devono farsi carico di proteggere il diritto di accesso alla conoscenza prodotta con i fondi pubblici e di adottare tutti i provvedimenti necessari per massimizzare il ritorno che l’accesso aperto può portare ai finanziamenti pubblici. Il progetto pilota sull’Accesso Aperto del Settimo Programma quadro è un esempio di iniziativa in questo senso, così come l’infrastruttura di OpenAIRE è stata creata per assicurare che questo provvedimento abbia successo semplificando il deposito degli articoli.

John Willinsky ha nel suo discorso a braccio ha dato una serie di suggerimenti e di stimoli e tutti gli interventi successivi sono stati caratterizzati, in particolare quelli del panel dei rappresentanti degli enti finanziatori della ricerca da un forte sostegno alle politiche dell’accesso aperto e dalla richiesta alla comunità dei tecnici (informatici, bibliotecari) di rendere quanto più facile e diretto l’ accesso completo agli articoli e ai dati della ricerca.

La versione italiana del comunicato stampa della Commissione Eu sull’evento e’ disponibile sul sito di OpenAire.
Programma dell’evento

http://www.openaire.eu/index.php?option=com_content&view=article&id=193&Itemid=191&lang=it

Il discorso di Neelie Kroes è disponibile in traduzione in una forma abbreviata alla URL http://tinyurl.com/33tf432, in lingua originale sul sito della Commissione Europea http://tinyurl.com/3xglkqt.

* OpenAIRE nasce da un’iniziativa pilota della Commissione europea sull’open access, lanciata nell’agosto 2008. Per i progetti finanziati nell’ambito del 7°PQ è previsto il deposito di documenti “peer-reviewed” in archivi on line e la successiva disponibilità in open access entro 6 o 12 mesi dalla pubblicazione a seconda dell’area tematica.
Esso completa altre infrastrutture di ricerca finanziate dall’UE come GÉANT (IP/10/1448), che offre ai ricercatori europei una rete di ricerca ad alta velocità e PRACE (IP/10/706) che sviluppa elevate capacità di calcolo per applicazioni estremamente esigenti. Risultati e relazioni relativi alla ricerca finanziata dall’UE sono reperibili anche su CORDIS, il Servizio comunitario di informazione in materia di ricerca e sviluppo.
In Italia il National Open Access Desk per il progetto OpenAire è il CASPUR. Per maggiori informazioni visitare il sito di OpenAire.

Le iniziative della Commissione Europea a sostegno dell’accesso aperto sono numerose; tra le ultime ricordiamo il workshop “Open Access and Preservation in the European Research Area”, il cui breve resoconto è disponibile in questo post della newsletter http://bib04.caspur.it/cibernewsletter/?p=11051.

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In linea il secondo fascicolo di JLIS.it

dicembre 15th, 2010 Ilaria Posted in Dicembre 2010 - Fasc. II No Comments »

E’ in linea il secondo numero di JLIS.it, la nuovissima rivista di biblioteconomia e scienza dell’informazione edita dall’Università di Firenze (con il supporto tecnico del CILEA).

Ecco l’indice del fascicolo:

  • ISBD and the Semantic Web, Mirna Willer, Gordon Dunsire, Boris Bosancic
  • Rights Information Infrastruscture and Voluntary Stakeholders Agreements in Digital libraries Programmes, Piero Attanasio
  • Impact of Electronic Services on Users: a study, Lalitha Krishna Sami, Rabia Iffat
  • Il cloud computing e le biblioteche: illusione o opportunità?, Valdo Pasqui
  • Biobanche in bilico tra proprietà privata e beni comuni: brevetti o open data sharing?, Antonella De Robbio, Antonella Corradi
  • La classe T “Economia” nella classificazione bibliografica Bliss, Elisabetta Viti
  • Analisi e riflessioni sul VIAF, Virtual International Authority File, Giulia Manzotti
  • Codici QR (Quick Response) in biblioteca, Stefano Gambari
  • Il modello FRAD, Antonio Speciale

Segnaliamo in particolare l’articolo Il cloud computing e le biblioteche: illusione o opportunità?, uno dei primi contributi in lingua italiana di particolare interesse per chi volesse avvicinarsi all’argomento, e ISBD and the Semantic Web, frutto del lavoro del gruppo di studio IFLA ISBD/XML Study Group.

Il fascicolo è liberamente consultabile e scaricabile alla URL http://www.jlis.it. Sarà presto attivo anche un servizio di Print on Demand, di cui verrà data notizia sul sito web della rivista.

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Springer lancia Realtime.springer per analizzare l’uso del contenuto della sua piattaforma

dicembre 15th, 2010 paola Posted in Dicembre 2010 - Fasc. II No Comments »

springerSpringer lancia uno strumento gratuito per analizzare l’uso del contenuto presente sulla loro piattaforma.
Realtime.springer.com aggrega i dati grezzi degli scarichi degli articoli delle riviste e dei capitoli dei libri residenti sulla piattaforma Springerlink da tutto il mondo e in tempo reale; ne permette la consultazione tramite visualizzazioni interattive, ad esempio fornisce mappe mostrando la provenienza degli scarichi, al medesimo tempo aggiorna costantemente la nuvola con le parole chiave ( keyword tag cloud), e lo scarico totale degli articoli.
Inoltre, dispone di una funzione di ricerca che permette di creare un grafico degli scarichi e la lista dei primi 5 articoli o libri scaricati ‘Top Five Most Downloaded’ .

Con questo strumento si può conoscere quali sono gli argomenti e i temi piu’ consultati cosi’ come quali sono gli articoli e i libri più scaricati.
I contenuti analizzati da Realtime.springer.com provengono dalla piattaforma SpringerLink che oggi contiene circa 5 milioni di documenti provenienti da circa 41,000 ebooks, 1,160 collane di libri, 2,524 riviste, e 173 e-reference works. In aggiunta sono anche inclusi contenuti provenienti dalle banche dati SpringerImages più di 2.7 milioni di immagini e da SpringerProtocols, il database relativo ai protocolli di laboratorio riproducibile in nell’ambito delle scienze della vita e della biomedicina.

Il sito e’
http://realtime.springer.com/

Fonte: Springer nella notizia riporta su Information Today

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Wikileaks, la biblioteca del Congresso e la libertà di informazione

dicembre 15th, 2010 paola Posted in Dicembre 2010 - Fasc. II No Comments »

Su “Library Journal” nei giorni scorsi è stato riportato che la Library of Congress ha bloccato l’accesso a Wikileaks.

Nel blog della Library of Congress viene detto che la biblioteca ha deciso di bloccare l’accesso perchè per legge le agenzie federali sono tenute a proteggere documentazione secretata. Un accesso non autorizzato di documenti sottoposti al segreto non modifica il loro status di documenti secreti nè autorizza alla desecretazione automatica.

La decisione della Library of Congress come si puo’ immaginare, è stata oggetto di critiche e di opposizione su alcuni blog di bibliotecari; parte del dibattito e’ riportato anche su Library Journal.
Chi è interessato a seguire la questione trova le informazioni su Library Journal

Nel frattempo proprio in questi giorni si parla di OpenLeaks (http://www.openleaks.org/),la nuova iniziativa portata avanti da alcuni dissidenti da Wikileaks che sarà lanciata prossimamente

fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-12-11/wikileaks-secessione-160356.shtml?uuid=AYKtvwqC

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Submission fees – altro modello possibile per l’editoria Open Access? Lo analizza uno studio commissionato da Knowledge Exchange

dicembre 15th, 2010 Chiara Posted in Dicembre 2010 - Fasc. II No Comments »

toplogoleft Un nuovo studio commissionato da Knowledge Exchange* sostiene che  potrebbero esserci  dei  vantaggi per gli editori se passassero ad un modello basato sulle submission fees, cioè sul pagamento di una quota da parte dell’autore (o della sua istituzione o dall’ente erogatore del finanziamento per la ricerca) quando si sottopone la pubblicazione di un articolo ad una rivista.

Il rapporto dal titolo “Submission fees – uno strumento per il passaggio all’ Open Access?”, scritto da Mark Ware Consulting,  consulente nell’ambito dell’editoria accademico scientifica, giunge alla conclusione che questo modello potrebbe essere particolarmente interessante per riviste che presentano un elevato “rejection rate” cioè le riviste il cui tasso di articoli rifiutati è molto alto e che potrebbero combinare le submission fees con le spese di  produzione (article processing fee) dell’articolo al fine di rendere il passaggio all’Open Access più facile.
Il modello suscita un certo interesse, nel caso degli editori, si teme che i rischi siano superiori ai benefici.  Nello studio si rileva che i vantaggi offerti dalle submission fees potrebbero migliorare il sistema della comunicazione scientifica nel suo complesso, ma non forniscono ad editori e autori  incentivi diretti per passare all’ Open Access.

Per sostenere questa transizione all’accesso aperto, enti finanziatori della ricerca, istituzioni e in generale i fondi destinati alla pubblicazioni di articoli potrebbero prevedere in modo chiaro le submission fees come un costo incluso nel finanziamento. Attualmente ciò non è esplicitato nelle loro politiche.

Nello studio viene esaminato anche il punto di vista dell’autore e viene affermato che l’accettazione da parte dell’autore delle submission fees è fondamentale per il successo del modello. Si sa che gli autori accettano le submission fees in alcune circostanze, Con riferimento agli autori nello studio si dice che sono necessari ulteriori approfondimenti.

Sulla base delle interviste e dei modelli utilizzati nello studio,  si evidenzia che il modello modo più idoneo all’ Open Access  debba prevedere che  gli autori paghino una  submission fee più una quota per la produzione dell’articolo (article processing fee).  Entrambe le quote devono essere fissate a livelli che siano accettabili per gli autori garantendo al contempo un mix significativo di ricavi per l’editore.

Neil Jacobs,  direttore del programma di JISC  per l’Information environment,  sostiene che : “L’interesse pubblico è meglio servito da un accesso aperto ai risultati della ricerca finanziata con  i fondi pubblici.  Mentre Internet rende possibile tutto ciò, i modelli di business lo impediscono, rendendo necessario l’ esplorazioni di nuove via per supportare  lavori essenziali come il copyediting e la gestione del peer review.  Le submission fees potrebbero offrire una soluzione per alcune riviste, in un ambito che è destinato a rimanere per qualche tempo un’ economia mista. JISC continuerà a collaborare con le università, gli editori e le altre organizzazioni per studiare vie percorribili per massimizzare l’impatto della ricerca di eccellenza nel Regno Unito.

* Knowledge Exchange l’organizzazione paneuropea costitutita da DFG (Germania), JISC (UK), DEFF (Danimarca) e SURF Foundation(Paesi Bassi) che condividono una visione comune per rendere i contenuti accademici e scientifici apertamente disponibili su Internet.
Una versione ridotta dello studio e’ disponibile sul sito di Knowledge Exchange, scaricalo da qui
Fonte della notizia: http://www.jisc.ac.uk/news/stories/2010/12/submissions.aspx?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+ac%2FuabG+%28JISC+News+Web+Feed%29

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